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Immersiolano by Bombolari-Disastri ecologici-Un vortice di spazzatura
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  • Un vortice di spazzatura
  • (foto: Algalita Marine Research Foundation)

     

    Mi è capitato per caso di navigare il sito di Greenpeace, la famosa organizzazione mondiale che si occupa, con metodi piu' o meno ortodossi, della salvaguardia del nostro pianeta. Indiscutibile è comunque la loro conoscenza delle problematiche relative alla tutela soprattutto del mondo acquatico.
    Vorrei dunque segnalare una delle tante emergenze che riguardano le acque del pianeta terra, della quale non si sa molto ma che soprattutto è molto attuale perche', anche se non riguarda da vicino le acque italiane, ha purtroppo a che fare con un tema attualissimo in Italia - quello della spazzatura.

    L'emergenza segnalata riguarda in particolare un "vortice di spazzatura" - il "East Garbage Patch". A causa delle correnti oceaniche si è venuta a creare nel Nord Pacifico una vera e propria massa di pattumiera, soprattutto di materie plastiche, grande come il Texas. Questa massa enorme galleggia e si sposta con i deboli venti e le correnti oceaniche, toccando ogni tanto coste di isole sperdute nel Pacifico e creando un'incredibile devastazione a livello ecologico, dato che uccelli (soprattutto gli albatross nell'atollo di Midway, un atollo che si trova in mezzo tra il Nordamerica ed il Giappone, a più di 1.000 miglia dalla città piu' vicina), tartarughe e mammiferi marini mangiano questi materiali plastici per errore, credendo che si tratti di cibo.

    Secondo Curtis Ebbesmeyer, oceanografo di Seattle ed esperto in correnti marine, è come avere a che fare con un immenso mostro animale senza "guinzaglio": quando il mostro lambisce la zona costiera di qualche isola, è come se rigurgitasse rifiuti plastici provocando solo distruzione.

    Circa il 90% dei riufiuti galleggianti in mare è plastica - materiali indistruttibili come polietilene, polipropilene, "styrofoam" e nylon. Circa quattro quinti della spazzatura che si trova in mare proviene da terra, trasportata dal vento o sospinta dai letti dei fiumi con le piogge. Il resto proviene dalle navi: "criminali" che non si attengono alle leggi e alle regolamentazioni per l'appropriato smaltimento dei rifiuti nei porti.

    La plastica ci impiega decenni, a volte secoli a smaltirsi a terra - ma in mare il processo è ancora più lento, secondo L. Andrady del Research Triangle Institute del North Carolina, USA. Come derivato del petrolio, la plastica si trasforma in anidride carbonica e in acqua con l'esposizione al calore e ai raggi ultravioletti del sole; ma l'acqua del mare la mantiene fredda e le colonie di alghe che vi si stabiliscono bloccano il passaggio dei raggi ultravioletti. I materiali plastici, tra l'altro, si comportanto da vere e proprie "spugne" ed assorbono piu' velocemente di altri materiali i veleni chimici che vengono scaricati in mare.

    Il Los Angeles Times ha riportato, in un articolo dell'agosto 2006, statistiche orripilanti al riguardo: circa un milione di uccelli marini all'anno muore soffocato ingoiando materiali plastici o rimanendo intrappolati in resti plastici galleggianti; circa 100.000 tra foche, leoni marini, balene, delfini ed altri mammiferi acquatici subiscono la stessa sorte ogni anno.

    Ecco un link per saperne di piu':

    l'articolo del Los Angeles Times (in inglese).
    http://www.latimes.com/news/local/oceans/la-me-ocean2aug02,0,3130914.story

    La responsabilita' di questo scempio e' di ognuno di noi: nello smaltire correttamente i rifiuti presso gli appositi centri di raccolta, ma anche nel prendere in considerazione, durante i nostri acquisti, il materiale dell'imballaggio. Sembra poco, ma siamo piu' di 6 miliardi di persone su questo pianeta - e se ognuno di noi si rende responsabile forse riusciremo a salvarlo.

     

    Barbara Bakker

     
     
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