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Da Caraibi La città delle mante
  
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  La città delle mante - Prima puntata
La città delle mante

“You guys are advertising Manta Rays on your brochure, but in a week long diving I did not see any-manta-ray. This is misleading advertising!”
Diceva 'you guys', voi ragazzi ma ero sicuro che intendesse voi stronzi. Era un nuovayorkese biondo-tinto, camicia aperta a fiori e Ray-Ban  a lenti rosate, e ogni volta che terminava la frase il suo dito indice si abbatteva sulla brochure aperta sul bancone. Anzi, sulla manta in foto nella brochure.
“In una settimana di immersioni non ne ho vista neanche una! Questa è pubblicità ingannevole!”
Interrompeva ogni mio accenno di risposta ripetendo la stessa frase, ma ogni volta con il tono della voce più alto, come un martello pneumatico in lento avvicinamento. Dicono che l’incazzatura sia proporzionale sempre a due fattori: alla cifra esborsata e allo stress residuo. Beh, ragazzi, con un nuovayorchese in quel di Grand Cayman, ero decisamente nei guai.
Le isole Cayman non sono famose nel mondo per l’avvistamento delle mante. Sì ci sono, passano, ma non è affatto sicuro riuscire ad incontrarle sott'acqua, merce rara, insomma, un po’ come i caymaniani subacquei. Il diving aveva fornito ai cervelloni, i grandi esperti di comunicazioni di massa, centinaia di foto di razze, squali, pesci angelo e tartarughe. Purtroppo quei geni erano andati a pescare, probabilmente in un archivio a pagamento, proprio la foto di una manta.
“E’ pubblicità ingannevole! I want my money back!” dito sul pieghevole. Cercai di spiegargli che una immagine su una brochure non era contrattualmente vincolante e che grafici pubblicitari e marketing manager di solito non s’immergono nemmeno, al massimo giocano a golf. Ma quello non ci sentiva e voleva indietro i soldi dell’intero pacchetto volo, soggiorno, immersioni, incazzato come quel tedesco che voleva indietro Danzica.
Intanto s’era formata una fila vociante al counter, un sacco di gente aveva preso delle T-shirt, maschere, paperelle da bagno e altri gadget che trovi solo da quel lato dell’oceano, e voleva pagare, e ce n'erano altri che volevano fare gite snorkeling, ma anche immersioni a prescindere dalle mante sott'acqua o sulle brochure. Su quelle vendite io percepivo laute provvigioni e nel paese con il costo della vita più alto del mondo NON potevo permettere al malumore di insinuarsi in quella piccola folla che sgomitava per spendere.
“Le chiamo il General Manager, mi dia solo un secondo” dissi sforzandomi di sorridere mentre componevo il numero di Mike. Una mora ben messa e con un mazzo di t-shirt sottobraccio si affacciò al bancone.
“Ciao! le appoggio qui?” cinguettò.
Con la cornetta del telefono tra spalla e collo iniziai a sfilare gli appendini e a passare le etichette sul lettore del codice a barre. Lei mi sorrideva. Io le sorridevo, e stavolta non facevo finta, e neanche lei perché non m’aveva chiesto lo sconto.
“Mike non c’è. Prova sul cellulare” era Nancy, la financial controller.
“Ho già provato ma non risponde… Sono trentadue e 75 ‘C.I.’, signora! Cash or card?”
“Penso sia andato al golf con Walter, il genio del Marketing. Tu sei al counter?”
“Sì, Nancy, anche oggi sono al counter… In U.S. sono quaranta dollari e 95, U.S.!”
“Mi passi questo manager! La vostra è pubblicità ingannevole!” sbraitò di nuovo il nuovayorchese.
“Hai gente?”
“Sì, una fila di clienti, tutti felicissimi. Tranne uno.”
“Lona McEwan!” ripetei il nome impresso sulla carta di credito e con un largo sorriso la passai nella macchinetta. Lona, la mora, sorrise di nuovo.
“Passami il cliente, lo tengo occupato io mentre provo a chiamare Mike col mio cellulare” disse Nancy.
Il tipo ripeté la stessa identica frase, per la ventiduesima volta, a Nancy. Attese, brontolò, mi guardò in cagnesco, guardò il fondoschiena della mora ben messa, poi tornò a guardare me.
“Ecco fatto, grazie signora, la sua ricevuta! Sempre qui  per servirla, dalle 8 am alle 6 pm!”
“Buono a sapersi, grazie. E… dopo le sei?”
“All’Hogstye Pub! Ha una terrazza sul mare, molto piacevole.”
Il biondo tinto m’interruppe mettendomi in faccia la cornetta con mano tremante. Era Nancy.
“Mike non c’è, diavolo! Non si trova. Autorizzo io il piano B!”
Click.

Il piano B era l’ultima spiaggia. Ed io ero stato autorizzato. Pronunciai la fatidica frase.
“Chiami pure il suo avvocato, la telefonata è sul mio conto.” La frase andava pronunciata con fermezza porgendo davvero la cornetta al petulante di turno. Per quanto a molti europei un atteggiamento del genere possa sembrare spacconeria da yankee, o peggio una zappa sui piedi, quel gesto era in realtà un atto calcolato di raffinatissima perfidia. Lui prese la cornetta con una mano, si coprì l’orecchio libero con l’altra e, spostandosi dalla traiettoria di un gruppetto di clienti allegri e vocianti, compose un numero di New York.
Quasi all'ultimo piano di un ben noto grattacielo nel cuore di Manhattan, Melody Mancuso stava osservando ammirata l’accostamento tra le sue unghie ‘Crude Oil’ di Chanel e il suo tailleur ‘Green Tea’ di Gautier, quando la lucetta rossa seguita da un bilibìp la indusse a mettere a fuoco il centralino. Sporgendosi in avanti per leggere meglio il numero si sistemò l’auricolare, mai e poi mai si sarebbe persa quel bellissimo acuto di Celine Dion, e vide il prefisso: Grand Cayman. Spettava a lei decidere per un ‘What  A Wonderful World’ in loop eterno o per: ‘La preghiamo d’attendere… se lei è già cliente ed è in arresto, prema 'uno', oppure rispondere personalmente ed inoltrare la chiamata a Ronald, il novizio antipatico. Se nessuno premeva uno, prima di decidere a chi affibbiare la telefonata doveva ascoltare con attenzione i suoni di sottofondo, ma anche sbuffi e imprecazioni e inquadrare da piccoli dettagli sonori la situazione. E siccome era molto allenata immaginò subito che: il tipo giù a Grand Cayman chiamava da un negozio affollato, era un tizio magretto scottato su entrambi gli stinchi e sul collo, indossava camicia larga a fiori e sandali di plastica bianchi e azzurri di Pierre Cardin, bermuda da bagno neon, forse gialli, ma sicuramente neon. Ci aveva preso su quasi tutto, purtroppo non riusciva ad immaginare il colore dei capelli del tipo al telefono. Su quelli ebbe una specie di vuoto.
“Ancora non risponde?” domandai di sfuggita al cliente.
“E’ uno studio di Manhattan, vedrete… voi e la vostra pubblicità ingannevole!”
Fingendo di sistemare il monitor della cassa mi sporsi un poco verso di lui. Dalla cornetta udivo le note di 'What A Wonderful World', Lous Armstrong, versione originale.
“Settecentoquaratadue dollari no cents… Carta o cash?” Pronunciai i numeri ad alta voce.
“Carta, prego.”
Passai l’ennesima Platinum nella macchinetta. Quando elargii la ricevuta da firmare mi trovai tre verdoni da venti sul counter.
“Meglio così che aspettare, no?” disse il titolare della carta platino che aveva allungato i bigliettoni. Era molto gentile lasciare una mancia in cash e non sulla carta di credito.  “Studio Legale Drake, Marty & Associati buongiorno! Parla Melody, la metto subito in comunicazione con Ronald” da New York avevano risposto.
“Adesso vi faccio neri” disse quello al telefono sul conto del diving. Lo disse a voce bassa, gettandomi un'occhiata malvagia mentre annuiva con ostentazione.
“Mr. Parton? Sono Ronald, della Drake, Marty & Associati, come posso aiutarla?” Un avvocato da New York finalmente rispondeva in persona al tipo in camicia a fiori e sandali di plastica.
“Santo cielo, finalmente! Le spiego subito: sono vittima di un raggiro! No, no! La banca non c’entra, con la banca andiamo d’accordissimo, il problema è un altro… ho fatto immersioni con dei tipi che pubblicizzano mante sulle loro brochure, ma non ne vedi neanche una! E’ una truffa!”
Il procuratore novizio dall’altro capo del telefono era un ragazzotto con la faccia alla Elvis. Dal ciuffo da rock'n'roller al baffo sottile alla Clarke Gable, la sua figura nell’insieme dava l’idea di una grossa mistificazione, come il suo tre pezzi celeste confetto e cravatta oro pallido.
“Mante?” domandò scotendo il capo infastidito.
“Sì, mante! Sono dei pesci… forse, comunque pesci o cetacei, che ne so, stanno in acqua!”
“Ok, mi mandi una copia della brochure via fax ed una nota di suo pugno e vedremo cosa possiamo fare.”
“Lei NON può rispondermi che VEDRA’ cosa fare, lei DEVE dirmi che FARA’ qualcosa!” disse il nuovayorchese.
“Da dove chiama, mi scusi? Sento dei rumori di sottofondo che mi fanno pensare ad uno scarso livello di privacy, ma anche dubitare della genuinità della telefonata, se permette.”
“Chiamo da un negozio di Grand Cayman!”
La frase m’innervosì, non riuscii a trattenermi dal commentare a voce udibile.
“Dal negozio che sto tentando di denunciare e che nel frattempo mi ha concesso di telefonare al mio avvocato.”
“Chi c’era sotto?”
“Sotto dove?”
“In sottofondo, chi stava parlando?”
“Era l’impiegato.”
“Mi mandi gli estremi della ditta contro la quale intende intraprendere azione legale” continuò freddamente l’avvocato di New York “e a quanto, secondo lei, ammonta il danno per non aver pescato…”
“VISTO, avvocato! VISTO, e non PESCATO!”
“Ok, pescato al rilascio… le mante? Vabbè quei cetacei di Grand Cayman. Le mandi a questo numero. Con la cifra che lei crede idonea come risarcimento.”
L’uomo in camicia a fiori e sandali di plastica bianco-azzurri si fece sospettoso.
“Cosa vuol dire la cifra che ritengo idonea? Non c’è una tabella?” lo sguardo di Ronald vagò un po’ nel vuoto. Che lui sapesse non c’era nessuna tabella per calcolare il risarcimento  per il mancato avvistamento di una manta pubblicizzata sulla brochure di un diving. Allora si spalmò una mano sulla bocca per trattenere una risata. Ma solo per un paio di secondi; come guardò fuori il grigiore lo aiutò a tornare serio.
“Mi spedisca tutti i dati e un rapporto completo via fax, senza questi dati non posso neanche pronunciarmi sull’incarico, signor Parton!”
"Wally, Wally Parton" precisò.
“Posso usare il vostro fax?” mi domandò il tipo in ciabatte di plastica, lenti rosate e capelli biondo-tinti che si chiamava Wally.
“Prego” dissi io. E gli indicai un vetusto apparecchio dall’altro capo del locale.
“Prema il tasto rosso con scritto ON!” gridai attraverso la folla pagante “poi componga il prefisso internazionale!”
“Domattina alle nove qui, la prenotazione costa 100 dollari, carta o cash?”

Fine della prima puntata.


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