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  La città delle mante - Quarta puntata
La città delle mante

La pallina da golf s’innalzò nel cielo azzurro appena maculato da soffici nuvolette qua e là, e raggiunto l’apice della parabola ricadde verso il green che più verde di così non ce l’avrebbe fatta neanche Photoshop. Mike la seguì con lo sguardo, bloccato in quella posa incongrua che assumono i golfisti mentre osservano la traiettoria inferta alla pallina.  In quel momento il cercapersone vibrò sulla sua cintola. Solo quattro persone conoscevano quel numero: Peter, Tony il proprietario, Nancy, e Masha.
“Ma dài, Mike! Lo sai che sul green non si tengono cellulari accesi! Non si può mai giocare in pace!” sbottò Walter, aprendo e chiudendo le braccia. Era il marketing manager e poiché era in sovrappeso quel semplice gesto bastò a farlo sudare.
“E' il cercapersone, Walter. Riaccendo un attimo il telefono per mandare un messaggio, poi spengo tutto.”
“Guai?”
“Masha, l’ho invitata a pranzo qui al Golf Club.”
“Meno male, possiamo proseguire in pace? Non sopporto la gente che si porta i telefoni sul green.”
“Prima avevi detto: quelli che li tengono accesi.”
“Beh, in teoria basterebbe non farli squillare, non badarci. Ma si sa, per un sacco di gente è impossibile!”
“Conosco solo una persona che viene qui senza telefono, è uno che non se lo porta quasi mai dietro, il telefono. Anzi, a volte dubito proprio che disponga di un telefono cellulare” disse Mike.
“Ah, certo Oscar, il grafico!”
“Sì proprio lui, ecco lui non lo porta con se e non risponde mai alle telefonate… ma può permetterselo, fa il creativo. Chi vuoi che lo cerchi con urgenza?”
“Già, chi vuoi che lo cerchi con urgenza uno come Oscar?”
“Tony. Lo cercherà incazzato nero appena saprà che ha messo una manta su tutta la pubblicità al posto delle razze e un tipo di New York sta per farci causa.”

Walter sussultò come sussultano le persone in sovrappeso. E dietro gli occhiali da sole si alzarono due sopracciglia. Una goccia di sudore scese sulla fronte corrugata compiendo tre lenti balzelli, scavalcò il para-sudore degli occhiali, si spalmò sulla montatura placcata oro e poi si scapicollò serpeggiando sulla lente dal lato specchiato.
Mike posò una mano sulla spalla di Walter e cominciò a parlare. E mentre avanzavano verso la buca 13 gli raccontò tutta la faccenda per filo e per segno, con calma, come si conviene nei momenti morti di una partita a golf.
Masha, con ancora indosso la divisa blu del Victoria Resort, era seduta ad un tavolo all’ombra della buganvillea. Il bianco delle colonne del pergolato, del tavolo e delle sedie restituiva la luce del mezzogiorno tropicale accendendo ogni cosa, dal tailleur di Masha al vaso con la frutta di porcellana come in una densa emulsione. Mike si chinò verso di lei e le sfiorò la guancia con le labbra. Masha sorrise appena e tornò subito seria. Mike prese posto davanti a lei.
“L’ha chiamato lo studio di New York. Ho preso stamattina la telefonata. Faranno causa al Tour Operator, il quale farà causa a noi. Come minimo sospenderanno il flusso di clienti” disse Masha.
Mike si guardò in giro quasi temendo che qualcuno potesse ascoltare i loro discorsi.
“Ehi, Walter! Santo Cielo, non startene lì impalato! Prendi una sedia!”
Walter esitò, poi si sedette e disse:
“Tu come sai certi dettagli, Masha?”
“Ho ascoltato la telefonata.”
“Coooosa? Ma è illegale!”
“Sì, però è stato Tony, Tony le ha chiesto di farlo. Dimentichi che Tony è proprietario anche del Victoria Resort” disse Mike. Walter ricominciò a tremare.
“Cosa ha detto l’avvocato?” farfugliò.
“Quello che ha detto Masha, che se la prenderanno con l’agenzia di New York eccetera. E tutto ciò perché un grafico pubblicitario ha cambiato una immagine di testa sua” disse Mike.
“E un direttore del marketing non si è accorto che al posto di una razza c’era una manta” Disse Masha.
Walter, seduto davanti a loro si passava un fazzoletto sulla fronte lucida, la massa flaccida scossa da piccoli sussulti.
“Ma è così grossa la differenza tra una razza e... una manta?” domandò Walter.

Fine della quarta puntata.

 

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