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Da Caraibi La città delle mante
  
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  La città delle mante - Terza puntata
La città delle mante

Ronald afferrò la mazzetta di fogli formato A4 dalla vaschetta con su scritto il suo nome, e li portò sulla sua scrivania. Si sedette, si allentò la cravatta e guardò il grigiore di fuori con disgusto. Scorse i documenti velocemente per capire con quale ordine evaderli, poi la sua mano ed il suo sguardo si fermarono su un’immagine. In mezzo a tutte quelle parole e carte intestate solo un foglio riportava delle immagini. Quella doveva essere proprio la manta di cui aveva parlato il cliente, in un riquadro più piccolo in basso un subacqueo con la torcia illuminava un pesce davanti a una testa di corallo, o forse era una grossa spugna. La mappa dell’isola, North Sound, South Sound, la Seven Miles Beach. Sette miglia di spiaggia bianca. 'Indulgete al perfetto relax regalandovi una giornata a Rum Point, coi piedi affondati nella finissima sabbia bianca e le labbra in un drink preparato dal nostro barman stellato, all’ombra dei pini australiani… canoe, windsurf!’ Ronald guardò di nuovo il grigiore fuori, poi guardò la brochure. Anche in bianco e nero rendeva perfettamente l’idea. Eppure anche in Paradiso c'era gente infelice. Titillò con due dita il labbro inferiore, producendo un suono fesso, poi alzò il telefono.
“Victoria Resort, good morning! Masha Grey speaking.” La concierge nel rispondere modulava sempre la voce in un modo che sembrava un jingle, tanto che Ronald esitò un po’, non voleva fare la figura di uno che parla con le segreterie.
“Hello? Posso esserle utile?” disse Masha.
“Ehm… salve, vorrei l’appartamento 109, Mister Wally Parton.”
“La collego subito, prego.”
Wally si domandò perché le suonerie dei telefoni degli alberghi dovessero emettere suoni così ridicoli, fastidiosi. E più gli alberghi erano di lusso, più la suoneria era ridicola: quella del Victoria Resort sembrava il gracidio sommesso di una rana moribonda. Si alzò a sedere sul bordo del letto, si aggiustò la vestaglia e sollevò il ricevitore finto vintage in ottone e finto avorio. 

“Wally…”
“Buon giorno Wally! Sono Ronald, della Drake, Marty & Associati, ho ricevuto la documentazione richiesta…”
“Mi chiama per dirmi che ha ricevuto il fax?” brontolò Wally in vestaglia di raso a strisce bronzo e blu.
“Sì, e l’ho trovata a dir poco interessante. Dove ha preso la brochure? Negli Stati Uniti o a Cayman?”
“In una agenzia di viaggi a New York, dove ho prenotato il viaggio.”
“Oh, ecco, perfetto. Può darmi anche l’indirizzo dell’agenzia? Vede, se la società ittica…”
“Centro immersioni e sport aquatici, oppure diving, Ronald, si occupano di sport d’acqua!”
“Ecco perfetto, dicevo: se la società di sport acquatici non è registrata negli Stati Uniti una richiesta di indennizzo si farà più lunga e complessa, mentre ci sono grosse possibilità che mettendo sotto pressione l’agenzia di New York si possa ottenere più facilmente un indennizzo. A sua volta l’agenzia di New York si rivarrà sul centro escursioni…”
“Centro immersioni e sport acquatici, Ronald!”
“Appunto, se vorrà farà valere i suoi diritti, o chiederà il rimborso al centro immersioni e sport acquatici di Grand Cayman. La metteremo così: Wally è il classico buon americano, il turista in buona fede che viene raggirato da una immagine piena di fascino ma non veritiera: una manta! Mi segue signor Parton?” Wally grugnì.
“Ecco, intorno all’immagine ci sono altri richiami, come la spiaggia di Rum Point, la Seven Miles, sicuramente veritieri, ma fanno da sfondo, da supporto all’idea principale che si rivelerà una trappola. Ora è proprio quell’immagine, quella di una manta che la convince a mettere mano al portafoglio, pagare il viaggio con il frutto del suo onesto lavoro. Una creatura che ha sempre sognato d’incontrare, una creatura dell’immaginario del buon americano medio sta per materializzarsi a pochi centimetri dai suoi occhiali subacquei!”
“Maschera, Ronald, si chiama maschera.”
“Sì, certo, una manta davanti alla maschera… ecco, questo è il sogno covato per tutta la vita da questo americano dal cuore semplice, che raggirato dall’immagine si mette i moto e va, affronta migliaia di miglia di viaggio verso isole straniere, con la guida a sinistra e senza neanche uno stadio di baseball... per scoprire che è stato defraudato dei suoi sogni e del suo sudato denaro!”
“Ehi Ronald, ma così mi fai sembrare Forrest Gump!” *
“Ma tu SEI Forrest Gump, Wally! Il buon americano semplice che si fida, che affronta un viaggio in buona fede, l’uomo umile e pulito dentro! L'onest'uomo fiducioso negli altri e nel futuro, nelle istituzioni! Quell’uomo è Forrest Gump! Non certo Vincent Vega, quello lì di Pulp Fiction!”
Wally scostò leggermente la cornetta dall’orecchio e rimase in silenzio, chiuso nell’espressione contrita che aveva su da quando era sbarcato in quell’inferno delle Isole Cayman, dove faceva un caldo asfissiante, il sole cuoceva la pelle, tutti guidavano contromano e tirare lo sciacquone costava circa un dollaro e venticinque.
“Ci sei Wally?”
“Sì, Ronald, ci sono! Ma… Cristo santo! Per vincere la causa devo passare per scemo?”
“La causa non la vinci nei panni di un Avery Tolar, Wally!” 
“Vincent Vega, Avery Tolar? Eh? E adesso chi cazzo è Avery Tolar! Chi cazzo sono e che cazzo c'entrano questi qui con il mio rimborso!”
“Il Socio, Wally, il film! Gene Hackman!”
“Stammi a sentire, Ronald: io voglio indietro i soldi che ho speso per venire qui in questo posto di merda, e a un dollaro per ogni puntura di zanzara e per ogni scottatura che mi sono preso, fa almeno mezzo milione! E questi soldi me li farai avere tu, passando per un tribunale, ma certo non per Hollywood!”
“Wally, i duri non godono di nessuna benevolenza nei tribunali.”
“Io voglio indietro i soldi che ho speso per venire qui in questo posto di merda, un dollaro per ogni puntura di zanzara...”
“Ho capito, Wally, ho capito!”
“...passando per un tribunale, certo non per Hollywood!”
Ronald alzò un sopracciglio e lo sguardo verso il soffitto. Poteva quasi vederlo Wally, mentre passeggiava avanti e indietro in vestaglia di raso con il telefono in una mano su e giù per la moquette blu e motivi argento del Victoria Resort.
“…un dollaro per ogni puntura di zanzara, e per ogni scottatura che mi sono preso fa almeno mezzo milione! E questi soldi me li farai avere tu, passando per un tribunale, ma certo non per Hollywood, Ronald!”
Silenzio.
“Ronald? Ronald!”
“Sì, pensavo avessi voglia di dirmelo ancora una volta che ti piace stare laggiù. Quando riparti?”
“Dopodomani, lunedì pomeriggio. Oggi è sabato e le banche sono chiuse.”
“Tutto ok con la banca?”
“Con loro tutto ok ma voglio chiudere, qui, e trasferire tutto sul mio conto a New York!”
“Ma sei impazzito? Il fisco si domanderà come hai fatto ad accumulare un gruzzolo a Grand Cayman, si domanderà com’è che un onesto cittadino che vive del sudore della sua fronte, tanto onesto e sprovveduto da farsi attirare in quell'inferno di Grand Cayman da una brochure farlocca...” pausa “abbia un conto in un paradiso off-shore.”

Fine della terza puntata.

 

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