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Da Caraibi La città delle mante
  
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  La città delle mante - Quinta puntata
La città delle mante

Poco più a ovest, dall’altra parte della strada, e poco più a sud, verso George Town, Natasha come ogni sabato pomeriggio scendeva per prima dal mega-condominio galleggiante della Costa Crociere con delle cartelline blu sottobraccio, attraversava il piazzale del porto, percorreva il breve tratto di strada con un cartello ‘Watch Right!’ ad ogni attraversamento pedonale, s’infila nel negozio e faceva il suo ingresso nel centro subacqueo. Era alta, castana, dai modi spicci. Era italiana. Di sabato e domenica io c'ero sempre, il mio giorno libero era il mercoledì, e lei puntualmente apriva le cartelline e mi consegnava le schede coi nomi, i cognomi e le relative prenotazioni, il denaro contante. La tour leader della Costa Crociere era una femmina molto ben organizzata.
“Cinque subacquei per l’immersione facile al mattino, sei Discover Scuba Diving per chi non ha il brevetto, ecco qui i questionari già compilati, poi ci sono: quattro windsurf e sei canoe mezza giornata, mattino a Rum Point, cinquanta snorkelisti a Stingray City, trentacinque attrezzature snorkeling, ecco le misure delle pinne…” Natasha posò sul bancone una busta piena di denaro dal quale aveva già trattenuto la provvigione per lei. Ecco cosa la rendeva così efficiente. Li contai.
“C'è tutto?” domandò Natasha.
“Sì, perfetto. Io comunico alla base le prenotazioni, registro gli incassi e tra poco ti chiamo per la conferma degli orari.”
Il telefono squillò. Era Mike.
“E’ oggi la giornata delle uscite con gli italiani a Stingray City?”
“No, Mike, è domani. Ti ho cercato poco fa in ufficio per sapere... ”
“Sono al golf.”
Silenzio.
“Sono al golf con lo staff dirigente e ci è venuta un’idea: ficcare su uno dei nostri catamarani quel nuovayorchese che vuol farci causa.”
“Wally?”
“Esatto, Wally.”
“Il catamarano è una uscita snorkeling, non diving.”
“Caricati due bombole e due attrezzature sul catamarano ed hai risolto.”
“Ok, ma... dove lo porto con il catamarano degli snorkelisti?”
“A Stingray City! Mi raccomando, assicurati che ci siano solo italiani e che lui non capisca l'Italiano e che non parli in Inglese con nessuno!”
Rimasi un po’ perplesso, davanti a una richiesta del genere, poi ci arrivai. Ci arrivai alla Kurtz, con un diamante proprio qui, in mezzo agli occhi.
“Mike!”
“Eh, dimmi.”
“Sei un genio!”
“Lo so, ma aspetta a cantar vittoria. Abbiamo aperto un primo fronte, lui ancora non ha abboccato e Dio sa se poi ci casca su tutti i fronti!”

“E’ una trappola, Wally, non puoi accettare! Vedrai che un modo per raggirarti! E oggi è domenica e sono sul sagrato, sono uscito perché tu insistevi a chiamarmi mentre ero a messa!”
“E così impari a non abbassare il cellulare in chiesa! Ma senti, Ronald: come vuoi che ci riescano a raggirarmi? Vuoi che non sappia distinguere una manta di plastica da una vera? Se è un trappola pagano triplo!”
Ronald, vide sfumare la parcella, vide minata la sua relazione con Ramona, cattolica osservante, e si pentì d’aver reso disponibile il suo numero di cellulare 24/7 per la causa.
“Se rifiuto l’offerta, mi hanno detto, verranno meno tutti i motivi del reclamo, giù a cascata! E a questo TU ci avevi pensato, Ronald?!”
Ronald si accorse che no, non ci aveva pensato, il fatto che un cliente si spicciasse per conto suo le sue beghe con qualcun altro, senza l'intervento dello studio non rientrava nel suo range d'esperienza. Quindi non era prevedibile. Cercò in un certo cornicione del campanile della ‘Madonna di Pompeii’ la soluzione a quel problema. Cioè al problema della sua parcella che fuggiva via come quel piccione che spiccava il volo da un cornicione.
“Buttati malato, Wally! Così non possono neanche dirti che hai rifiutato. Il tempo che avevano a disposizione, una settima, è già scaduto. Non lasciar loro provare che ti hanno offerto una riparazione!”
“E invece no, Ronald! Tu mi dici soltanto COSA NON devo fare, ma non sei in grado di dirmi COSA DEVO fare, o PERCHE’ lo devo fare! Non sei in grado di dirmi QUANTO io mi metterò in tasca, non sei neanche in grado di dirmi SE vinceremo la causa!”
“Wally, digli che stai male, che hai la fe…”
“…non sei neanche in grado di dirmi SE vinceremo la causa!”
“Wally, ascolta, ti sei mai chiesto come hanno fatto a sapere che sei ancora sull’isola?”
“…non sei in grado di dirmi QUANTO mi metterò in tasca io, non sei neanche in grado di dirmi SE vinceremo la causa!”
“Wally, se mi stai chiamando per dirmi quanto sei stato figo a trovare da te un accordo, ti dico bravo e la telefonata finisce qui. Tu, però, domandati: come hanno fatto a sapere che sei ancora sull’isola?”
Wally indossò dei bermuda a righe grandi bianco-azzurre sopra lo slip, una canottiera neon e le ciabatte di Pierre Cardin. Quando imboccò la hall e vide che il minibus del diving centre l’attendeva nel porticato, lo rasserenò. Malgrado le migliaia di cartelli con su scritto ‘Watch Right’, non si abituava alle automobili che gli piombavano addosso contromano, ai clacson che lo facevano sussultare ad ogni semaforo, ad ogni attraversamento. Ed i taxi erano carissimi, cari arrabbiati. Così Wally aprì la portiera del Toyota minivan e si sedette all’aria condizionata, con cappello di paglia, bermuda a rigoni e tank-top color fuxia, che esaltava le scottature, gli eritemi e le punture di zanzara sulla pelle spatolata di crema densa protezione 60. E non degnò di uno sguardo il desk sotto il porticato, dove c'erano le pubblicità delle escursioni e dei diving centre, dove tutti i pieghevoli con su le mante erano spariti.
 “Come cazzo è conciato?” disse Mike. Wally scese dal minibus, nella sua livrea che appariva chiassosa anche da dietro i vetri molto fumé del negozio. Walter, si passò un fazzoletto sulla fronte sudata. L'aria condizionata sparava al massimo.
“Buongiorno signor Parson, c’è qui Mike, il nostro manager ad attenderla.”
“Salve” disse Wally senza stendere la mano. Mike, prontamente, si girò sui tacchi ed afferrò due pezzi di carta. Walter fece un passo di lato.
“Bene, signor Wally, in concerto con il nostro proprietario, siamo disposti a rimborsarle il volo, il viaggio, il pacchetto immersioni, in sostanza tutto il pacchetto acquistato a New York presso la nostra agenzia rivenditrice, questo nel caso lei non riesca a vedere neanche una manta oggi. Siamo spiacenti per l’inconveniente, questo è dovuto alla stagionalità delle presenze, tra l’altro circoscritte a poche zone, ma capisco che tutto ciò non si evince facilmente dalle nostre brochure. Quindi, per dimostrarle la nostra assoluta buona fede e la voglia di averla ancora come cliente, le offriamo...” Mike afferrò il contratto e lesse a voce alta, “il rimborso della sua settima di immersione in ogni caso, 250 dollari, ed un piccolo regalino: un buono di una settima d’immersioni per Turk & Caicos, valido cento dollari, dove di mante se ne vedono molte di più!” Mike mostrò il biglietto da visita con su il logo del diving dove aveva lavorato precedentemente (quello dal quale se n’era andato sbattendo la porta) e lo gettò sul tavolo. Poi gettò sul tavolo due banconote da cento dollari più una da cinquanta.
“E, nel caso non riesca a vedere almeno CINQUE mante durante l’immersione che le offriremo, in contanti il rimborso dell’intero costo del pacchetto: volo soggiorno etc, cioè: milleottocento quarantanove dollari e novantanove. Arrotondati a mille e ottocentocinquanta. Se accetta rinuncerà a qualsiasi azione legale contro di noi e considererà questo accordo, come infatti è, un buon accordo. In effetti lo è.” Mike prese una busta pesante e ne estrasse il contenuto a metà: una mazzetta di verdoni. Gettò anche la busta semiaperta sul bancone.
“E se non accetto e me ne vado?” domandò Wally, il biondo-tinto.
“Anche se non firma l’offerta le è stata formulata davanti a testimoni e registrata da una telecamera. Ciò che le ho appena mostrato nei dettagli è ciò che le ho già detto al telefono.”
“Mmm, non mi fido. Se non ci siete riusciti in una settimana…” brontolò Wally.
“Non faremo che rimborsarle tutta la settimana. Ci pensi bene, difficilmente il suo avvocato riuscirà a farle ottenere di più. In ogni caso chissà se e chissà quando.”
Wally trattenne un abbozzo di sorriso: gli piaceva quel Mike, era uno che andava al sodo come lui, che si esprimeva come lui.
“Voglio almeno mille dollari per tutte le scottature che ho preso in barca e…”
“Le bruciature solari? Ma non può imputarla a noi!” Mike mi fece tacere con un gesto della mano.
“Le do altri trecento dollari, ma li tolgo dai mille e ottocento del rimborso totale.” disse Mike. Poi aprì la busta, contò cinque bigliettoni dalla mazzetta e li spostò su quella da duecentocinquanta.
“Fanno: Cinquecentocinquanta, più un giorno d’immersioni con le mante.” Ci pensi. La lasciamo un paio di minuti a pensarci su, ma non di più, il Kakatua, il catamarano partirà tra venti minuti da Rum Point e ci vuole un quarto d’ora per arrivarci.
“Ehi! io non ho neanche l’attrezzatura!”
“La abbiamo preparata noi per lei, è già in una sacca e sul minibus.” L’uomo prese in mano il contratto e Walter si defilò con un gesto verso la toilette. Mike mi afferrò sottobraccio per portarmi fuori.
“Tony non può essere d’accordo con tutto questo spreco di denaro, andrà su tutte le furie!” bisbigliai a Mike in un orecchio.
“Infatti non sa nulla di nulla.” disse Mike fuori dal negozio. 
“Come non lo sa? Mike! Walter m’ha detto che Tony è incazzatissimo! E farà saltare delle teste!” Mike si guardò intorno sul marciapiede. Poca gente in giro, Il cielo era limpidissimo, il sole già feroce.
“Questo è quello che ho detto io a Walter.” Disse Mike.
“E allora… i soldi di chi sono?”
“Di Walter.”
Le gambe mi si bloccarono sul cemento del marciapiede bollente. Era la seconda volta che Mike mi sbalordiva in quel week-end. Mike era così, il bastardo più creativo col quale avessi mai lavorato. E in quel week-end era al massimo. Il golf gli faceva bene.
“E così lo stai punendo a sua insaputa, eh!” ridacchiai a voce bassa.
“Ha il terrore cieco che Tony lo licenzi. D’altronde è anche colpa sua: avrebbe dovuto accorgersi dell’errore del grafico prima di dare il via alle stampe. Cinquantamila, ne ha fatte stampare!”
“Peccato veniale, non è neanche un subacqueo” dissi io.
“Veniale un cazzo: quello lì guadagna cinque volte il tuo ed il mio stipendio messi insieme, ma a rimetterci il culo, quando siamo in acqua, o la faccia quando ci arrivano sul muso tipi come questo Wally, siamo io e te. Quindi: che paghi!”
Wally, all’interno aveva finito di leggere il contratto, e s’era guardato intorno. Poi, visto che non c’era nessuno, aveva alzato il telefono e dopo venti secondi l’aveva messo giù in malo modo ed ora passeggiava avanti e indietro nervosamente per il negozio vuoto da tipica domenica mattina, quando erano tutti a messa, o in spiaggia per l’ultimo sole prima della partenza. Cinquecento chiese e cinquecento banche, questo si diceva di Grand Cayman, una cantilena che già sembrava la strofa di una ballata dissacrante, anzi una messa cantata, il Gospel della domenica. Il cielo azzurro azzurriva intenso, e le nuvolette rare erano proprio sbuffi di cotone, batuffoli di lanuggine volati via da piante di Gossypium. Oh, Lord, oh Lord, intonai, Lord, won't you buy me a Mercedes Benz?

Fine della quinta puntata.


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