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Da Caraibi La città delle mante
  
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  La città delle mante - Sesta puntata
La città delle mante

“Ok, io firmo, ma se non le vedo… se non le vedo!”
“Vedrà, ce ne saranno a bizzeffe, di mante. A bizzeffe!” disse Mike.
Natasha era attraente in divisa, lo era perfino con una polo scolorita più grande di tre taglie e pantaloncini idem. Figuriamoci in bikini.
“Benvenuti tutti a bordo del Kaka-tuuaaa! Questo splendido catamarano, pronti a veleggiare in questa splendida cornice ca-ra-i-bi-caaa!”
Applauso.
“Stiamo per mollare gli ormeggi e volgere la prua verso la città delle mante, un luogo unico al mondo dove queste fantastiche creature ci attendono, prontissime a giocare con noi! Tra venti minuti saremo nel mezzo di questa magnifica laguna avvolti da splendidi coloriii! Seguite le mie istruzioni e non dimenticate la crema solareee! Questo sole, signori, è il sole dei ca-ra-i-biii!”
Tra applausi e gridolini tutti iniziarono a spalmarsi, come ubbidendo a un messaggio subliminale.
“Ora signori guardatemi bene” continuò Natasha, “ora facciamo amicizia con la barca e le dotazioni di bordo. I salvagente, ne avete uno a testa! Ne avete uno per uno?”
Borbottii.
“Sì, eccolo, ce l’ho! ce l’ho!”
“Dov'è? era qui!”
“Bene!” proseguì Natasha, “i salvagente si indossano così, s'infilano così, guardate... e si gonfiano così: soffiate nella cannuccia, bravi! Io ed i membri dell’equipaggio siamo qui per aiutarvi! Nella zona tra i due scafi…”
“Chi sono gli scafi?”
“Ci sono gli scafi oggi?”
“Gli scafi sono questi due cosi lunghi, queste due specie di scarponi, o pattini che abbiamo di lato… ecco: le toilette sono qui dentro, nei signori scafi! Ed ora: si-par-teee! Avete delle domande?”
“Ma non c’è il merengue?” domandò una signora dalla poppa.
“E’ vero, siamo ai caraibi e non si sente il Merengue!” osservò un tipo indispettito.
“Cos’è che manca? C’era sulla brochure?” domandò un tipo con gli occhiali spessi.
“Il merengue, signori, è musica tipica dei caribi di lingua spagnola, questi invece sono i caraibi di lingua INGLESE! Siamo alle Indie! le Indie Occidentali Britanniche!” disse Natasha.
“Hai capito, Emma? Il merengue è una musica dei caraibi spagnoli! Qui si parla Inglese!” Disse uno annuendo alla moglie. L’imbarcazione salpò. Ed io presi da parte Wally e cominciai ad intrattenerlo con un lungo briefing. Così lungo che ancora non avevo finito quando sentii lo splash dell’ancora ed rumore della catena che filava verso la sabbia.
“Ecco guarda c’è già una manta!”
“Una manta?”
“Sì una manta che viene verso di noi!” urlò una ragazza sporgendosi dalla rete prendisole a prua.
“Com’è grande! Che paura!”
“Ce ne sono altre! Guardate”
Ombre larghe e scure iniziarono a circondarci e a sfilare appena sotto il pelo dell’acqua. Ed io saltai giù con il biondo tinto, e ci sistemammo in ginocchio sul fondo sabbioso con il solito barattolo pieno di calamari scongelati nel tragitto. Al posto del tappo c’era un foglio di neoprene con un taglio in mezzo. In quel modo riuscivi a prendere senza problemi solo i calamari che ti occorrevano e non ne perdevi altri. Inoltre gli azzannatori, le murene e gli altri pesci non  riuscivano ad intrufolarsi per mangiare, così che ormai  non ci provavano più. Prendevi quello che bastava, un boccone per volta e loro, le grosse ombre scure, s'avvicinavano. Si facevano sotto appena gettavi l’ancora. Il triste show dell'animale che mendica cibo di pessima qualità stava per iniziare. Wally aveva gli occhi fuori dalla maschera.

Il sole che filtrava attraverso i pini australiani di Rum Point sembrava molto più scic di quello che filtrava attraverso le solite palme di Phuket e di Santo Domingo, e su questo gli snorkelisti italiani erano tutti d’accordo. Tra sedie e tavoli in legno smaltato bianco ragazze in polo rossa e gonna jeans in stile figiano servivano cocktail e piatti veloci. I conti andavano e tornavano col resto in deliziosi scrigni fatti con tridacne dell’Oceano Indiano. Fu prima servito un assaggio di conch-shell alla creola, con riso, peperoni e fagioli neri, sul quale borbottò la metà degli snorkelisti italiani; poi una lasagna, della quale si lamentarono solo in cinque. Wally mangiava a quattro ganasce, contento di quel baluginio scic del sole in mezzo ai pini australiani, contento delle gonnelline in stile figiano delle cameriere supermodel e della sua splendida giornata in mezzo a dozzine di mante. Arrivati alla seconda birra, da pagarsi extra sul conto, arrivò ad offrirmene una. Accettai e contraccambiai pure.
Salimmo sul minibus che eravamo già alle pacche sulle spalle e ci sedemmo in fondo, come gli scolaretti cattivi. Il minibus si fermò sul piazzale del porto di George Town, un porto che serviva solo palazzoni galleggianti, mega condomini a forma di nave studiati per croceristi globali.
“Che orribili, sembrano scaffali!” disse Wally, “Quanto può essere stupida questa gente che vi sale su! Ma come fanno?”
“Ci saranno di mezzo anche qua un graphic designer ed un marketing manager” risposi a mezzabocca, quasi un pensiero a voce alta.
“Marketing? Non capisco” disse Wally.
“Fa niente” dissi io.
Iniziavano a scendere. Salutammo uno per uno gli italiani che andavano a ficcarsi in quegli scaffali brutti. Il tipo con gli occhiali da vista spessi era l'ultimo e sembrava non volermi mollare la mano.
“Grazie tante anche a lei!” disse stringendo sempre più forte, “begli animali davvero, ho gradito molto il suo show sott’acqua. Con tutte quelle… insomma, quelle bestie là. Sarà, ma anche se ci vedo poco, a me e mia moglie sembravano razze. Razze addomesticate, che sono il motivo per cui è famosa quest’isola. Ad ogni modo Natasha è stata bravissima, ed anche lei. Bravo! Buona permanenza!” Poi, rivolto all’americano disse: “It was very nice to meet you, Sir! I wish you a perfect stay in your comfortable, concrete hotel room. Bye!”
(E’ stato un gran piacere averla incontrata, le auguro una perfetta permanenza nella sua comoda stanza di cemento, arrivederci!)
Quando Wally si ritirò barcollando nella sua stanza di cemento il sole stava calando sul mare in faccia alla Seven Miles Beach, alla città di Re Giorgio. Era il mare che vedevo ogni giorno, senza mai stancarmi di vederlo.

Fine della sesta puntata.


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